Era giunto il momento di mettere a frutto le mie piccole conoscenze acquisite a livello di aperture e a livello di ‘pensiero scacchistico’….

Questo torneo ha sottolineato una cosa molto importante; il criterio di studio è tanto importante quanto lo studio stesso cioè è quasi meglio non studiare affatti piuttosto che imparare delle nozioni inutili o parzialmente sbagliate.
Ricordo che ero passato dall’utilizzo della Najrdorf allo studio della variante del dragone nella siciliana. Sono tutte e due difese validissime contro 1. e4 che hanno il vantaggio/svantaggio di dare e creare attacchi e contrattacchi molto violenti sin dalle prime fasi del mediogioco. Il mio tipo di gioco non era proprio votato al rischio e non sapevo sfruttare nemmeno bene i tatticismi nel gioco aperto, per cui in realtà non era il caso di usare nessuna di queste due difese col nero (probabilmente come ebbe modo di consigliarmi Giacomo la Pirc sarebbe stata la difesa ideale in quel periodo). E questo per quanto riguarda le nozioni inutili (mi è valso una sconfitta contro l’ex campionessa italiana, una candidata maestra).
Per quanto riguarda invece le nozioni parzialmente sbagliate avevo utilizzatoil metodo Kotov durante tutte le partite di questo torneo. Cosa dice Kotov? Kotov parte dal presupposto che nello scegliere la mossa migliore è sbagliato passare spesso da un ramo dell’ipotetico albero delle varianti senza prima aver esaminato a fondo tutte le possibili varianti. Questo tipo di approccio scacchistico da me sperimentato in quel torneo mi portò inizialmente ad essere più sicuro di effettuare la mossa giusta, contento delle mie analisi, ma non dei risultati. Mi sono trovato sempre a corto di tempo e in zeinot non riuscivo a concretizzare il vantaggio ottenuto (e lì si spiegano altre due sconfitte).
Per fortuna riuscii a chiudere il torneo con tre vittorie mantenedo così il mio punteggio elo, ma non credo che l’approccio sia stato dei migliori.