Abbinato al festival week-end di Marsala nella piazza principale della città si era organizzata una simultanea con il MI Ljubysaljevic  …

Decisi di partecipare anche io, in pratica era lui contro una quarantina di scacchisti di ogni categoria e classifica.

Ricordo che in partita lui mi giocò un’ inglese, io sapevo che ad un certo punto avrei dovuto spingere in e5, ma avevo paura di affrontare la sua esperienza in quella variante sicuramente conosciuta. Giocai quindi una mossa che sapevo essere inferiore, ma uscii dal suo ‘libro di aperture’.
In realtà mi accorsi già dopo qualche mossa di essere in difficoltà ma lottai con il coltello tra i denti pensando “Perderò, ma venderò cara la pelle”. A poco a poco vedevo che eliminava altri avversari e che gliene  rimanevano da vincere una decina, me compreso. Questo probabilmente mi ha fatto rinfrancare, nonostante fossi in una posizione inferiore continuavo a resistere difendendomi in un modo o un’altro. Alla fine eravamo rimasti io, lui e un’altro promettente ragazzo di Trapani che aspirava ad una categoria nazionale. Quest’ultimo perse e la simultanea si trasformò in una partita lampo tra me e il maestro internazionale.
Ormai avevo raggiunto il mio obiettivo, indietro di un pedone, qualità e posizione avrei potuto anche abbandonare, ma pensai “Perchè? Adesso voglio provare ad attaccare in ogni modo, male che vada perdo la partita e va bene lo stesso”. Sapevo che non era molto corretto ma anzicchè muovere non appena il mio avversario effettuava le mosse cercai di portarlo all’errore facendolo innervosire aspettando qualche secondo prima della mossa. Notai che non appena cominciai a fare questo tipo di gioco lui si voltava verso l’arbitro, quasi per attirare la sua attenzione, ma io a quel punto muovevo non dandogli il tempo di protestare, ma solo quello per effettuare la sua mossa. Adottai questa tecnica (bassa e meschina) per una dozzina di mosse, ma non riuscii a recuperare la posizione. Provai allora a reagire con un tatticismo molto banale e poi abbandonai in posizione persa. Le avevo provate tutte, ma avevo fatto quasi tutta la partita in difesa.
Mi strinse la mano e mi disse che in apertura avrei dovuto spingere i e5; risposi di sì. Quella partita segnò la fine delle mie partite posizionalmente impeccabili, ma basate tutte sulla difesa a oltranza; da quella partita in poi cominciai a giocare sempre più spesso per l’iniziativa e per un gioco d’attacco.