A fine anno scolastico, i miei mi avevano abituato a farmi un mese di vacanza l’anno a Noto marina, una ridente città in provincia di Siracusa. Lì rivedevo volentieri oltre che…

i miei parenti anche un gruppo di amici che avevano la casa al mare o abitavano in zona.

Uno di questi, Vincenzo aveva una scacchiera e nei pomeriggi estivi a volte ci si riuniva per far qualche partita. Eravamo tutti più o meno dello stesso livello, forse io avevo qualcosa in più degli altri, ma a volte (più per distrazione che per effettiva forza scacchistica dell’avversario) perdevo qualche partita. Ma questo non era importante, l’importante era divertirsi, e mentre furoreggiava Spagna e Dan Harrow, si andava a giocare ai videogiochi, bigliardino e si cercava di conquistare Nuvola, una ragazzina del gruppo.
Ricordo che un’estate di quelle vidi su un depliant una scacchierina elettronica portatile bellissima (per quei tempi), e non vedevo l’ora di averla tra le mani. Purtroppo non riuscii a trovare i soldi per comprarla se non qualche anno dopo. Fino a quel momento la mia visione di gioco era basata molto sulla tattica e poco sulla strategia (che sconoscevo), le mie conoscenze delle aperture e finali erano ridotte veramente all’osso. Per colmare queste lacune acquistai in seguito il “Manuale teorico pratico delle aperture – Porreca”, un tomone esagerato che però mi ha aiutato tantissimo ad orientarmi in un mondo per me completamente sconosciuto. In realtà i consigli del tomone non erano per nulla aggiornati; gli impianti di apertura vengono riconsiderati spesso ad ogni novità teorica e quel libro era rimasto a verità di 20 anni prima. In qualunque caso il tomone mi ha “seguito” a lungo finchè non ho verificato le mie conoscenze col mio secondo istruttore (meglio dire punto di riferimento): Bertino Giacomo, ma affronterò in seguito l’argomento.